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Justin Rose (nella foto) ha vinto con 281 colpi (71 69 71 70, +1) il 113° US Open Championship il secondo major stagionale disputato sul difficile percorso del Merion Golf Club (par 70), ad Ardmore in Pennsylvania dove sono usciti al taglio Matteo Manassero, 74° con 149 (75 74, +9), e Francesco Molinari, 105° con 152 (78 74, +12). Il 33enne inglese, nato a Johannesburg in Sudafrica, ha conquistato il primo major in carriera superando di due colpi Phil Mickelson e l’australiano Jason Day (283, +3). Al quarto posto con 285 (+5) Jason Dufner, Billy Horschel, Hunter Mahan e il sudafricano Ernie Els, all’ottavo con 286 (+6) l’inglese Luke Donald e Steve Stricker, che ha nettamente ceduto con un 76 (+6) nel giro finale come il sudafricano Charl Schwartzel, 14° con 288 (+8) dopo un 78 (+8). Entrambi dopo tre giri erano al secondo posto, insieme a Mahan, a un colpo dal leader Mickelson. Molto deludenti Tiger Woods, 32° con 293 (73 70 76 74, +13) come il campione uscente Webb Simpson, e il nordirlandese Rory McIlroy, 41° con 294 (73 70 75 76, +14), numeri uno e due del world ranking, che sono rimasti in partita solo per 36 buche. Hanno fatto meglio l’inglese Lee Westwood, 15° con 289 (+9), l’irlandese Padraig Harrington e l’inglese Ian Poulter, 21.i con 291 (+11), e hanno fatto peggio lo spagnolo Sergio Garcia, l’inglese Paul Casey e l’australiano Adam Scott, 45.i con 295 (+15), Dustin Johnson, 55° con 297 (+17), e il tedesco Martin Kaymer, 59° con 299 (+19). Stesso score anche per Shawn Stefani, 32enne texano proveniente dal Web.com Tour (due titoli nel 2012), che però si è tolto la soddisfazione di chiudere in bellezza con un parziale di 69 (-1), uno dei migliori punteggi di giornata, ma soprattutto con un “hole in one” avendo centrato direttamente dal tee la buca 17, tra le più ostiche del campo. Insieme ai due italiani sono usciti al taglio Zach Johnson e Nick Watney, 95.i  con 151 (+11),  Keegan Bradley, 105° come Molinari,  il nordirlandese Graeme McDowell, 113° con 153 (+13), l’argentino Angel Cabrera, 132° con 155 (+15), e Jim Furyk, 137° con 156 (+16). Su un tracciato quanto mai penalizzante, dove nessun concorrente è riuscito a rimanere sotto par, nel turno finale Mickelson ha avuto una pessima partenza, con un parziale di tre colpi sopra par dopo cinque buche (doppio bogey-birdie-doppio bogey in sequenza) e Rose, passato con tre birdie e  due bogey alla settima ne ha approfittato per annullare lo svantaggio e porsi al comando. Nel frattempo uscivano rapidamente di scena Donald, Horschel, quinti al via a due colpi dal mancino di San Diego come Rose, e Stricker (un 8 alla buca 2, par 5, stessa sorte di Woods). Alla buca 10 il sand wedge riportava in vetta Mickelson che dal rough effettuava un secondo colpo pazzesco con palla in buca per l’eagle. Un attimo dopo, però Rose tornava avanti con due birdie. Il sand, che aveva fatto la fortuna del mancino di San Diego, improvvisamente gli voltava le spalle: alla 13 e alla 15 con lo stesso bastone MIckelson sbagliava clamorosamente e con i due bogey praticamente lasciava via libera a Rose, che ne segnava altrettanti, ma ininfluenti sul risultato. Poteva fare ancora qualcosa Mahan, ma nel finale veniva tradito ancora una volta dal gioco corto e perdeva anche la seconda piazza. Mickelson, invece, cercava sull’ultima buca il birdie del playoff: era corto al green e il disperato tentativo di centrare la buca (che scaramanticamente Rose già in club house non seguiva, voltando le spalle al televisore) si trasformava in una palla troppo lunga, impossibile da imbucare per salvare il par. In tal modo, era costretto a condividere la seconda posizione con Jason Day, che nelle prime dieci buche aveva cullato il sogno di impossessarsi del titolo prima di accettare la dura realtà di tre bogey. Rose ha guadagnato 1.440.000 dollari (1.101.397 euro), su un montepremi di otto milioni di dollari, ed è salito in vetta alla money list europea ( E 1.557.900) rilevando Manassero (E 1.116.046). I suoi introiti nell’European Tour hanno superato i 13 milioni di euro. Nel world ranking è passato dal quinto al terzo posto, alle spalle di Woods e di McIlroy. Oltre al major ha raccolto altri dodici titoli in carriera: uno nel WGC (Cadillac Championship, 2012), quattro nell’European Tour, tre PGA Tour, uno nell’Australasia Tour, uno nel Sunshine Tour, uno nel Japan Tour e uno in una gara esibizione peraltro ben remunerata (Turkish Airlines Golf World Final). Gliene manca uno nell’Asian Tour per divenire uno dei pochissimi giocatori vincente in tutti i maggiori circuiti mondiali. Rose è stato il nono inglese a imporsi nell’US Open a 43 anni di distanza da Tony Jacklin, a segno nel 1970. Il successo gli ha dato anche l’esenzione fino al 2020 nell’European Tour (ossia non dovrà confermare la carta attraverso l’ordine di merito) e potrà giocare l’US Open per i prossimi dieci anni, il Masters e il PGA Championship per i prossimi cinque. “Che giornata!” ha detto l’inglese. “Non so proprio cosa dire, sono entusiasta. Sono venuto qui in anticipo e ho avuto subito un buon feeling con il percorso. Nell’ultimo giro, quando segnavo un bogey, mi dicevo che era la stessa cosa che stavano facendo gli altri. Un buon modo per non mollare. Inoltre ho sentito molto il sostegno della folla: era ovvio  che parteggiasse più per Mickelson, ma non è mai mancato l’appoggio anche a me. Certo, sapevo che Phil aveva segnato l’eagle proprio mentre io prendevo tre putt, ma i due birdie successivi che ho realizzato mi hanno ridato slancio e la convinzione di potercela fare. Si, alla fine ho guardato verso il cielo: stavo solo cercando di ricordare mio padre Ken”. In chiave azzurra se l’uscita al taglio di Francesco Molinari era praticamente scontata dopo il primo turno in 78 (+8) colpi, ha sorpreso un po’ quella di Manassero, che al momento della sospensione del secondo giro era ancora dentro il torneo con sole quattro buche da giocare. Qualcosa, però, è andato storto nel ritorno in campo al mattino successivo quando sono arrivati i due bogey che lo hanno messo fuori per un colpo. Comunque il veronese era soltanto al nono major in carriera e a vent’anni incidenti di percorso di questo genere non sono infrequenti. Tornando a Molinari è stata quasi incredibile la sequenza finale del primo giro con cinque bogey consecutivi che avrebbero tagliato le gambe a chiunque.   I risultati

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