3.3 C
BRESCIA
martedì, 20 novembre 2018
Il golf è uno sport in cui anche un principiante può avere un margine di competitività rispetto a chi lo pratica da anni. Il sistema a handicap infatti consente di far giocare alla pari golfisti di diversa abilità, con risultati non troppo dissimili.

UN GIOCO ALLA PARI…
Se si gioca a tennis contro un professionista si rischia di non vedere neanche la palla. A golf invece si può sperare di competere persino con Tiger Woods. In virtù del sistema a handicap, infatti, i giocatori più avanzati concedono un numero prestabilito di punti di vantaggio ai loro avversari. Come scrisse lo scrittore Britannico A. A. Milne, ”il golf è l’unico sport al mondo in cui conviene giocare male, perché è il peggior giocatore a ottenere il maggior numero di colpi”. Pochi altri sport permettono di tirare una palla a distanze così elevate, coinvolgendo ogni parte del corpo nello sviluppo dello swing. Mandare una pallina di 4,26 cm di diametro in una piccola buca larga 11 cm facendole percorrere circa 443m in 4 colpi è un impresa non da poco. Il golf è un gioco in cui i numeri hanno la loro importanza: gli appassionati di matematica potranno dilettarsi per settimane tra medie di colpi e statistiche dei putt. Ma questi calcoli non interessano a tutti: ci si può limitare a scendere in campo e colpire la pallina. Questo gioco, infine, accontenta sia gli entusiasti che non smetterebbero mai un attimo di giocare, sia i dilettanti che si limitano a disputare una partita ogni tanto.

…A TUTTE LE LATITUDINI
Il golf è un gioco internazionale. Il baseball è diffuso negli Stati Uniti e in Giappone ma nel resto del pianeta espressioni come “curve” o “ home runs” non dicono molto. Il cricket è giocato in paesi come la Gran Bretagna, l’Australia, il Sudafrica, l’India, il Pakistan, lo Sri Lanca, le Antille, ma se si prova a descrivere a un sudamericano quanto sia difficile “riuscire in un googly” si susciterà quantomeno una reazione di stupore. Al contrario, golfisti e campi da golf si trovano in tutto il mondo. Dalle Bermuda a Pechino, da Berlino a Buenos Aires si può udire lo scricchiolio delle suole chiodate sulla ghiaia o il delicato schiocco della mazza di legno o – com’è più probabile ai giorni nostri – di titanio sulla pallina, spesso seguito dal meno delicato schiocco che fa la pallina quando colpisce un albero… Nel paese mediorientale di Dubai i tracciati sono oasi verdi nel cuore del deserto. Nell’africa centrale, dove né le condizioni economiche né il clima sono certo propizi alla costruzione di campi da golf, si gioca sui cosiddetti “browns”campi di sabbia e catrame. In islanda si usano palline arancioni, visibili anche sulla neve. Nel Nord della Svezia, in estate, quando il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte , si gioca a mezzanotte.

UN GIOCO DEMOCRATICO
Il golf non è più un gioco esclusivo. Oggi travalica tutti i confini, siano essi geografici o socioeconomici; non è più privilegio delle ricche classi dirigenti. Quando Tiger Woods fece il suo ingresso nella scena del golf alla metà degli anni novanta, portò con se una nuova ondata di appassionati attirati dal suo straordinario talento. Oggi in ogni sperduta città del mondo non mancano giovani che impugnano la loro mazza con il sogno di diventare la prossima superstar. Il golf è un gioco aperto a tutti, purché se ne rispettino le regole e l’etichetta. Sempre più spesso giocano fianco a fianco avversari di diversa età ed estrazione sociale, professionisti e principianti. Nel più democratico degli sport, ogni giocatore può affrontare il suo avversario alla pari vivendo un’appagante esperienza sportiva.