Major. Una parola che, nel golf, non si era ancora sentita, a causa della pandemia, nel 2020. Una parola che torna con il PGA Championship, di scena al TPC Harding Park di San Francisco, là dove le ore di fuso orario con l’Italia sono nove. Un tempo questo torneo era l’ultimo dei Major di stagione, poi ha cambiato collocazione passando a maggio dallo scorso anno e, adesso, a causa del rinvio del Masters e della cancellazione dell’Open Championship diventa quello d’apertura, oltre che l’unico classificato all’interno della stagione 2019-2020. Justin Thomas arriva all’appuntamento dopo essersi preso, in un sol colpo, il WGC-FedEx St. Jude Invitational e il numero 1 del mondo, puntando a una doppietta riuscita, in tempi recenti, a Tiger Woods e al nordirlandese Rory McIlroy. L’uomo che ha vinto questo torneo nel 2017 deve però proteggersi dai numerosi attacchi al suo ruolo di leader dell’OWGR, che possono provenire da ben quattro fronti: lo spagnolo Jon Rahm, appena spodestato, proprio McIlroy e infine i suoi connazionali Webb Simpson e Dustin Johnson. Non fa parte di questa corsa il vincitore delle ultime due edizioni, Brooks Koepka: per il trentenne di West Palm Beach, però, la corsa alla storia c’è ugualmente, perché potrebbe diventare il primo giocatore da quando il PGA Championship si gioca in formato stroke play (1958) a vincere per tre volte consecutive. Pur essendo vero che le ultime sue prestazioni non sono state all’altezza della sua fama, non va dimenticata la storica natura di Koepka di animale da Major, tant’è che nel 2019 ha avuto il miglior ruolino di marcia di tutti: 2° posto al Masters e allo US Open, vittoria al PGA Championship e quarto posto all’Open Championship. Attenzione, però, anche a vari altri nomi: su tutti c’è l’australiano Jason Day che negli ultimi tre anni non è mai uscito dai primi 10 (7°, 4° e 6°), forse il maggiore di quelli che possono essere considerati gli outsider di lusso assieme a Bryson DeChambeau. Partecipa anche Tiger Woods, ma la vera domanda è legata alla sua condizione. C’è sempre curiosità per il quartetto dei giovani di grido: Viktor Hovland, Collin Morikawa, Matthew Wolff, Joaquin Niemann, dalla Norvegia al Cile passando per gli States. Senza dimenticare che Phil Mickelson ha lanciato dei segnali la scorsa settimana. Nessun italiano al via, con la rinuncia di Francesco Molinari: non accadeva dal 2016 che non ci fossero portacolori azzurri in un Major. Evento ormai raro, ma che, qualche volta, accade. CLICCA QUI PER TUTTE LE NEWS SUL GOLF federico.rossini@oasport.it Clicca qui per seguire OA Sport su InstagramClicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina FacebookClicca qui per iscriverti al nostro gruppoClicca qui per seguirci su Twitter Foto: LaPresse