Per la prima volta l’Augusta National Golf Club gli ha spalancato la sacra stanza delle conferenze: segnale inequivocabile che Francesco Molinari uno dei favoriti del torneo in cui scende in campo da oggi. Spiega: “ un riconoscimento ai risultati degli ultimi dodici mesi. Bello. Ma la sala non era affollata come per Tiger”. Ride, sereno. La serenit che ti danno famiglia e risultati. Perch dopo uno straordinario 2018, la parte pi complicata ripetersi. E negli ultimi trenta giorni, Francesco ha gi vinto l’Arnold Palmer e si piazzato 3 al Wgc Match Play. Ora entra nel tempio del golf da numero 7 al mondo (a settembre stato anche 5), con ottime chance di conquistare il secondo Major, dopo il trionfo all’ Open Championship di luglio.
La parola favorito, per, non riesce proprio a pronunciarla.
“Dico che sono contento della forma in cui mi trovo e non mi preoccupa alcun aspetto del gioco. Ma gli ostacoli sono tanti. Conta l’atteggiamento: ci vuole un perfetto bilanciamento di aggressivit e pazienza. Il morale buono, con i piedi saldamente a terra”.
Definisce Augusta cos: “La ami quando ci arrivi e la odi quando te ne vai”.
“Confermo. Poi se giochi bene, le sensazioni cambiano. un campo che gli inglesi chiamano “unfair”, ingiusto: ti fa venire grandi mal di testa. Speriamo che quest’anno sia un po’ pi generoso nei miei confronti”.
In effetti, il suo miglior piazzamento qui un 19 posto.
“Quello era il mio standard fino a un anno fa, ci che valevo prima del cambiamento. Quando mi presentai qui l’aprile scorso avevo appena cominciato il lavoro col nuovo allenatore del putt. Dopo 11 mesi di preparazione spero di riuscire ad addomesticare questi green”.
Quali sono le maggiori difficolt dell’Augusta National?
“Proprio i green e dintorni, con pendenze e velocit estreme e margini di errore minimi. Sono le zone dove ho sempre faticato. Ma i progressi che ho fatto in questi mesi potranno aiutarmi. Sono relativamente ottimista: un test duro per tutti”.
Il Masters l’unico Major che si gioca sullo stesso campo: favorito chi lo conosce bene?
“Di sicuro l’esperienza ha un ruolo importante. Anche se negli ultimi anni Jordan Spieth si trovato a suo agio da subito. Lo puoi studiare pure in tv”.
Come ci si sente quando si entra in questo Tempio?
“Il luogo trasmette grande emozione, ma dopo le prime volte sono meno in fibrillazione. Cerco di trattarlo come un torneo qualunque. Anche ieri ho scelto di non andare sui fairway ad allenarmi e limitarmi al campo pratica. Non sento il bisogno assoluto di “ripassarlo”: so gi che cosa mi aspetta”.
Ricorda la sua prima volta al Masters?
“S, molto bene: nel 2006. Non venni a giocarci, ma a fare da caddie a mio fratello Edoardo che si era qualificato vincendo lo U.S. Amateur nel 2005. Era una promessa che ci eravamo fatti un paio di anni prima: chiunque avesse partecipato per primo a un Major, l’altro avrebbe portato la sacca. Ero gi pro’, stavo giocando in Portogallo e volai in Georgia direttamente da l. Non semplice fare il caddie qui, proprio per le difficolt di lettura dei green. Lo seguivo con i bastoni e pregavo che Edoardo tirasse dei buoni colpi. E poi…”.
E poi?
“Quei due giri li facemmo con Tiger Woods: indimenticabile. Non lo avevo mai incontrato di persona, ma solo visto in tv. Ci abbiamo parlato pochissimo: eravamo timidissimi. Lo osservavo con attenzione per carpire qualche segreto”.
Per esempio, come si affronta il famigerato Amen Corner: ci spiega che cos’?
“Sono le tre buche, 11-12-13, uno degli snodi cruciali di questo campo, dove spesso alla domenica si decide il torneo: nel bene e nel male. La 11 (par-4) e la 12 (par-3) sono molto complicate: il par un ottimo score in qualunque condizione. La 13, invece, un par-5 piuttosto facile raggiungibile in due colpi, occasione per fare eagle. E’ un triangolo che spaventa perch alla 11 e 12, fra le pi difficili, puoi lasciarci dei doppi bogey. Sono buche decisive”.
Negli ultimi dodici anni, solo Bubba Watson riuscito a ripetersi qui.
“Dopo l’epoca di splendore di Tiger Woods che trionfava con una certa frequenza, ormai in tutti i tornei dello Slam c’ stata pi rotazione. Qualcuno come Rory ce l’ha fatta pi volte, ma altrimenti vincono molti neofiti, incluso il sottoscritto. un livellamento verso l’alto. Merito proprio di Tiger che ha trasformato il golf da gioco a sport. Siamo tutti pi vicini”.
Lei sta diventando uno dei grandi nomi del golf: viene riconosciuto e seguito da un folto gruppo di tifosi.
Ride. “Cercano di parlarmi in italiano, ma spesso con esiti non brillanti. Senza dubbio c’ pi gente che mi cerca rispetto al passato. E con i successi di queste ultime settimane, sono in tanti che scommettono sulle mie chance di conquistare Augusta. E’ un’atmosfera gi cambiata dall’anno scorso: mi sto abituando”.
E in Italia, grazie a lei, molti ragazzini si stanno appassionando al golf.
“Io avevo Costantino Rocca. Lo guardavo in tv e sognavo un giorno di imitarlo anche se provenivo da un piccolo golf club. Adesso che con i miei risultati il golf va sempre pi spesso nei tg, aiuter tanti bambini a cominciare a giocare. Sono certo che in futuro vedremo pi italiani in luoghi importanti come questo”.
Ma allora chi il favorito?
“Rory McIlroy. Ha avuto un ottimo principio di stagione. Lo vedo molto pi motivato e deciso dell’anno passato. Qui ha tanta pressione, perch sa che vincendo completerebbe il Grande Slam della carriera. E poi questo campo si adatta bene a chi tira lungo e lui fa parte di quel gruppo”.
E Tiger?
“Dipender dai primi due giri. Se inizia bene e fa un bel sabato potr essere pericoloso. Ma se si presenta fra i primi all’ultimo giorno diventa automaticamente il favorito”.

- Pubblicità -
660x135