Golfstyle

Un gioco mentale

Tutti sanno che il golf è per il 95% questione di psicologia. Si dice che, quando si incomincia a colpire la pallina fuori linea, la cosa migliore da fare sia parlare con uno psicologo per una decina di minuti anziché seguire una lezione di tre ore con un professionista. Come ha scritto George Plimpton in The Bogey Man,<<il gioco [del golf] richiede sangue freddo e capacità di concentrazione>>.

TUTTO NELLA MENTE

Il golf è un gioco che si pratica in buona parte “con la testa”. Come ha detto una volta un progettista di campi da golf, il britannico Mackenzie Ross, <<una buona buca è quella che pone un interrogativo nella mente del giocatore nel momento in cui questo arriva sul tee per giocarla>>. Il golf è, tra tutti i giochi, quello per cui risulta più difficile fare pronostici. Un giorno si può uscire da un bunker effettuando un colpo secco da un lie difficile e imbucare ogni putt; il giorno dopo può accadere invece di colpire male ogni volta, spedendo la palla nei cespugli. E una brutta partita può esser disastrosa per il morale. Ecco che cosa ne pensava lo scrittore Horace G.Hutchinson: <<Se la maggior o minore esperienza influisse sul volo della pallina, si giocherebbe a golf meglio di quanto non si faccia>>. Uno dei più grandi commentatori di golf, Henry Longhurst, ha descritto così il piacere di effettuare uno swing: <<è una delle cose più soddisfacenti del mondo. Il back swing completo,il ritardo nell’azione dei polsi, un follow-trough fluido, seguito da quell’inconfondibile fruscio che ricorda il passaggio di uno stormo di uccelli>>.

Anche Bobby Jones,leggenda del golf negli anni ’20 , riconosceva il decisivo ruolo della mente: <<Il buon golf si gioca in un campo di 14 cm: lo spazio tra due orecchie>>.

PROVE E TRIBOLAZIONI

Il golf è al tempo stesso uno degli sport più difficili e più affascinanti. Persino i migliori golfisti possono attraversare periodi di cattiva forma. L’Australiano Ian Baker-Finch era uno dei migliori golfisti al mondo negli anni ottanta e novanta del Novecento. Nel 1991 vinse l’Open ,il più grande torneo del mondo , a Royal Birkdale ottenendo milioni di dollari in premio e ancora più sponsorizzazioni. Poi una mattina si svegliò e da allora non fu più in grado di giocare in un campionato. Ciò che risulta incredibile è che, persino durante quel periodo buio tra la metà e la fine degli anni novanta, nel campo pratica Baker Finch riusciva comunque a colpire bene la pallina; anche quando giocava con gli amici riusciva a restare sotto i 70 colpi. Di fronte a una gara però, iniziava a sudare freddo, le gambe diventavano di gelatina e la palla andava fuori linea. <<Continuavo a sbagliare il putt, e ogni volta finivo sempre oltre gli 80>> raccontava. <<Colpivo la mia pallina con la mia paura, non con il mio swing. Mi stavo logorando la mente sul tracciato e il fisico sul campo pratica…>>. All’Open del 1996, il tee shot di Baker-Finch alla buca 18 fu così maldestro da finire sul tendone delle premiazioni. Proprio perché la mente ricopre un ruolo fondamentale , giocare a golf non è come andare in bicicletta: a un certo punto si può dimenticare come si fa. <<Ogni giorno mi ripeto che sarà una bellissima partita>> dice il golfista americano Johnny Miller. <<Prima di uscire mi pongo in una disposizione mentale positiva,ma poi rovino tutto al primo colpo>>.

ALLA RICERCA DELLA TECNICA

Lo swing è una vera e propria pratica misterica, una fonte inesauribile di tecnica e perfezionamento. Esistono infiniti modi di costruire uno swing. Se si consultano cinque riviste specialistiche differenti, si troveranno cinque diverse tecniche per contrastare lo slice (viraggio involontario a destra) e cinque modi diversi di uscire da un bunker. Lee Trevino colpisce la pallina con un fade naturale (deviazione voluta a destra), Arnold Palmer all’opposto con un draw naturale, ed entrambi vantano una gloriosa collezione di trofei. Lo scrittore americano John Updike descrive lo swing come una valigia in cui si vogliano far stare troppe cose: <<Se teniamo ferme le mani ci dimentichiamo di distribuire il peso. Se ci ricordiamo di distribuire il peso,solleviamo il capo,irrigidiamo il ginocchio sinistro o scarichiamo il polso troppo presto>>.