Golfstyle

Le origini

Nessuno sa con certezza dove sia stato “scoccato” il primo colpo, la cittadina scozzese di St. Andrews è da molti considerata la culla del golf . Sebbene non esistano testimonianze documentabili, secondo alcuni storici il gioco era praticato lungo le West Sands, una fascia di dune sabbiose lungo la costa di St. Andrews, già nel XII secolo.

UN INIZIO AMMANTATO DI MISTERO

Alcuni storici detengono che uno sport assai simile al golf fosse praticato in Cina in un tempo impreciso, molti secoli fa. Altri lo fanno derivare dal gioco fiammingo del chole, che consisteva nel dirigere contro un albero o una porta una pallina di legno di faggio,colpendola con una mazza dall’impugnatura in ferro. C’è poi chi sostiene che possa avere un legame con il gioco del kolven, che si praticava in Olanda nel medioevo spingendo sui canali ghiacciati una pallina delle dimensioni di quella del cricket, come si ammira in un quadro del pittore Aert van der Neer. Altri sostengono che il golf sia una variante del jeu de mail, noto anche come palla maglio, praticato nella Francia del XI secolo. Se si osservano i dipinti dei pittori che ritraggono partite di chole e kolven, non è difficile comprendere perché questi giochi siano da molti ritenuti gli antenati del golf. Comunque sia pare certo che il golf fosse noto in scozia fin dall’inizio del XV secolo. In mezzo a questo intrigo di teorie e leggende, la prima testimonianza scritta dell’esistenza del golf è un decreto emanato nel 1457 dal re di scozia Giacomo II, secondo cui <<il football e il golf sono da abolire altamente e da non praticare>>. Era infatti intenzione del sovrano mettere al bando un gioco che distoglieva i sudditi dall’esercizio del tiro con l’arco, in un’epoca in cui, per respingere gli evasori inglesi, un ferro mosso con tocco sapiente non valeva certo una freccia scoccata con forza.

IL GOLF IN SCOZIA

Uno strano destino ha voluto che il gioco esecrato e bandito dall’autorità scozzese diventasse una gloria nazionale, per poi diffondersi in ogni angolo del pianeta . Non trascorre molto tempo prima che gli stessi monarchi diventassero dei fanatici di quello sport che aveva destato in loro tanta preoccupazione.  Giacomo IV sposò la figlia di Enrico VII di Inghilterra e nel 1513 ottenne in dono un set di mazze da golf realizzate da un artigiano di Perth, che in seguito avrebbe utilizzato in un match con il conte di Boswell.

All’improvviso il golf era diventato un gioco regale e antico. Sembra che la regina di Scozia Maria Stuarda abbia disputato una partita di golf subito dopo l’assassinio del marito Lord Darnley; una diceria spesso citata a riprova della scarsa sensibilità della sovrana. Quando, nel 1603, Elisabetta I morì senza eredi e il trono inglese passò nelle mani della dinastia scozzese degli Stuart, il golf si diffuse in tutte le isole britanniche. Infatti Giacomo I, che era un eccellente golfista, fu irremovibile nell’affermare che, purchè non venissero trascurati doveri religiosi, la domenica tutti potevano dedicarsi a uno sport. Come lui ,anche i suoi discendenti Carlo I, Carlo II e Giacomo II furono dei golfisti provetti. Carlo I si trovava nel mezzo di un match nel campo di Leith Links in Scozia quando gli giunse la notizia dello scoppio di una sommossa in Irlanda. Altre cronache parlano della vittoria di Giacomo II e del suo calzolaio scozzese Paterstone contro due aristocratici inglesi; una prodezza che valse al compagno di squadra del re una ricompensa così lauta da permettergli di costruirsi una casa a Edimburgo.

LE PRIME MAZZE DA GOLF

Fino al XVIII secolo il golf restò una pratica occasionale. Per giocare non occorreva pagare,anche perché, banalmente, non c’era nessuno a riscuotere. La maggior parte dei campi da golf sorgeva sul suolo pubblico e apparteneva all’intera comunità. Non erano previsti custodi che vigilassero sul campo e non esistevano regole ufficiali : i giocatori decidevano al momento quale forma dare al match. Tutte le gare erano disputate con la formula del match play e il sistema di punteggio veniva concordato fra le diverse squadre. Gli score ,i foglietti sui quali oggi vengono segnati i punti, non erano ancora stati inventati . Il primo golf club fu l’ Honourable Company of Edinburgh Golfers , fondato a Leith, sulla costa orientale della Scozia, nel 1744; nel 1836 la sua sede fu trasferita a Musselburgh e nel 1891 nella definitiva e più prestigiosa residenza di Muirfield. Il tracciato di Leith si estendeva per oltre 365m (400 iarde). Se si considerava che l’attrezzatura dell’epoca era ovviamente molto meno avanzata, tale distanza corrisponde a più di 550m (600 iarde)attuali. In un primo momento, e per molti anni ancora, non ci fu nessuna regolamentazione relativa alle misure del campo, e il numero delle buche era variabile: si passava dalle 22 di St.Andrews alle 12 di Prestwick, alle 5 di Leith, dalle 6 di Perth alle 25 di Montrose.Nel 1764 William St Clair of Roslin, presidente dei club di Leith e St Andrews, decise di ridurre le originarie 22 buche di St Andrews, portando il totale a 18 buche. Ben presto questo divenne lo standard , a riprova del fatto che la Society of St Andrews Golfers esercitò una notevole influenza nello sviluppo del gioco. Nel 1834 il club venne ribattezzato Royal & Ancient Golf Club (R&A), diventando l’autorità indiscussa del golf, accanto alla statunitense US Golf Association (USGA). Nel corso del XIX secolo per le buche si adottò la larghezza standard di 1,08 cm (4,1/4 pollici)di diametro, calcolata sulla larghezza dell’attrezzo che si usava a Musselburgh per tagliarle. All’epoca,quando non esistevano ancora i tagliaerba, i green erano pieni di asperità e dislivelli che rendevano il putting un impresa ardua.

IL GOLF DIVENTA POPOLARE

Fino agli anni cinquanta dell’Ottocento il golf restò uno sport praticato da una stretta cerchia di ricchi privilegiati. Le cose cambiarono con l’introduzione della pallina di guttaperca,una sostanza vegetale resinosa molto malleabile al calore,detta “gutty”. Fino a quel momento si usava la “feathery”, una pallina riempita di piume d’oca o di anitra,che era molto costosa e non poteva essere spedita a grandi distanze. Adottata per la prima volta nel 1856, la gutty era in grado di coprire distanze maggiori,rotolava secondo traiettorie più rettilinee ed era più resistente della sua antenata. Inoltre,se si ammaccava ,poteva essere rimodellata. In poco tempo giocare  a golf divenne più facile e anche meno costoso. Basti pensare che nel 1850, prima dell’invenzione della gutty, in Gran Bretagna si contavano in tutto 17 club e circa una dozzina di campi noti al pubblico. Nel 1890 si passò a 387 club e a un totale di 140 campi. Quelli di Lytham e St Anne furono aperti nel 1866, St George nel 1887, Portrush nel 1888 e Birkdale nel 1889.

SEMPRE Più POPOLARE

L’introduzione della ferrovia in Gran Bretagna nell’ultimo ventennio dell’Ottocento favorì la diffusione del gioco. La popolazione cittadina poteva finalmente lasciare i centri urbani e raggiungere con facilità le località costiere , dove il terreno era in molti casi ideale per la realizzazione di campi da golf. Nei primi anni del Novecento , North Berwick lungo l’estuario (firth)dl fiume Forth , e Machrihanish, sulla penisola di Mull of Kintyre nel Nord della Scozia,erano già rinomate mete di villeggiatura per i i ricchi e i notabili. La crescente popolarità del golf nell’ultimo scorcio del XIX secolo trova conferma anche nel proliferare della stampa specializzata . Fino al 1890 erano stati scritti appena una decina di libri sul golf. Nel 1900 erano già molti di più,mentre oggi le pubblicazioni sull’argomento si avvicendano al ritmo di centinaia all’anno , prendendo in rassegna ogni aspetto del gioco,dai nuovi design delle palline alle meraviglie dei circuiti marocchini. Il golf vanta anche una tradizione letteraria di tutto rispetto . Scrittori come Bernand Darwin, Gramtland Rice e Peter Dobereiner furono autorevoli penne in materia di golf, mentre le pagine di P.G.Woodhouse suk golf restano a tutt’oggi secondo molti tra le più alte  vette della letteratura umoristica. Nel corso del XIX secolo il golf si era diffuso in tutto il pianeta,spingendosi fino agli avamposti dell’Impero Britannico (nel 1829 fu istituito il Royal Calcutta golf Club in India). A contribuire in modo decisivo al successo di questo sport furono in particolar modo i funzionari dell’impero di stanza nelle colonie, che negli ultimi anni dell’Ottocento fecero costruire campi in Estremo Oriente , da Hong Kong alla Thailandia. Il Royal Melbourne, fondato nel 1891, è il club più antico d’Australia. Il primo in Sud Africa fu invece il Royal Cape Golf Club,inaugurato nel 1885 a città del Capo. In Sudamerica il Buenos Aires Golf Club fu fondato nel 1878,mentre quello di San Paolo in Brasile risale 12 anni dopo. Il primo club a vedere la luce del Nord America fu quello di Montreal,nato nel 1873,seguito poco dopo da quello del Quebec e di Toronto.

IL GOLF NEGLI STATI UNITI

La spinta decisiva per la consacrazione del golf a sport internazionale venne dal suo approdo sulle coste statunitensi alla fine del XIX secolo. Fautore di tale svolta fu secondo molti lo scozzese John Reid, che viveva e lavorava nello stato di New York negli anni ottanta dell’Ottocento,quando chiese all’amico e connazionale Robert Lockhart di approfittare di una visita della madrepatria per portargli mazze e palline. Lockhart comprò l’attrezzatura da Old Tom Morris a St Andrews.Dopo essersi procurati altri cinque set di mazze, il 22 Febbraio del 1888 Reid, Lockhart e un gruppo di amici giocarono su un percorso a 3 buche tracciato alla buona nei pressi dell’abitazione di Reid. Il 14 Novembre di quello stesso anno Reid e compagni stesero l’atto costituitivo del loro club,battezzato non a caso “St Andrews Golf Club”. Il primo campo da golf propriamente detto fu lo Shinnecock Hills, realizzato dallo scozzese William Dunn a Long Island, New York, dove di recente è stato disputato l’ US Open. Nel 1891 Dunn fece tracciare le prime 12 buche ,alle quali più tardi aggiunse altre 9 buche per il femminile. Finché i due tracciati non confluirono in quel Shinnecock Hills che, nel 1896, ospitò il primo Open degli Stati Uniti. Reid, Lockhart e Dunn furono i primi emigranti scozzesi a diffonder il vangelo del golf, ma non furono certo gli ultimi: si limitarono a inaugurare una tendenza. Molti scozzesi varcarono l’oceano per insegnare il gioco ai nuovi adepti, oppure con l’incarico di progettare e realizzare nuovi campi da golf,diventando costruttori o dedicandosi alla manutenzione dei green. Se nel 1890 il percorso improvvisato da Reid era l’unico degli Stati Uniti, nel 1896 la cifra era balzata a 80, per raggiungere nel 1900 la sbalorditiva vetta dei 982. Questo boom nella progettazione e nella costruzione di percorsi era retto tuttavia da una logica della quantità più che della qualità,ecco perché erano pochi i campi d’America a poter competere con i gloriosi links britannici. A questo proposito il giornalista golfistico Peter Dobereiner ha scritto : <<Il gioco che aveva esordito come un informale palleggio su terreni sabbiosi di una cittadina scozzese di pescatori 450 anni prima,era ora una disciplina compiuta e di rinnovata gestione>>. Se si guarda al passato,è sorprendente vedere come all’inizio del XX secolo nei club i professionisti fossero considerati cittadini di serie B al punto da non  essere ammessi nelle Clubhouse. Nel 1923 , classificatosi secondo dopo Arthur Havers al Royal Troon, Walter Hagen rifiutò di presenziare alla cerimonia di premiazione nella club house , in segno di protesta per non esservi stato ammesso durante il campionato. In passato molti professionisti iniziavano la carriera facendo i caddie,come è accaduto di più recente a sportivi del calibro di Seve Ballesteros. La parola “caddie” deriva dal francese cadet,”cadetto”. Molti dei primi caddie infatti erano ragazzini che trasportavano le sacche dei gentlemen lungo brevi tratti.

L’EVOLUZIONE DELLO SWING

In origine i golfisti disputavano le loro partite vestendo gli indumenti abituali: giacche di tweed e cravatte per gli uomini, gonne lunghe e cappelli per le donne. Le giacche attillate intralciavano lo swing; del resto le prime mazze con la canna (shaft) in hickory (noce americano) esigevano uno swing piuttosto pieno e piatto. Il giocatore impugnava la mazza con i palmi ed entrambi i pollici, con una presa che oggi viene definita “baseball grip”. Harry Vardon dell’isola di Jersey, aveva un magnifico swing. Pur non essendone l’inventore, contribuì a rendere celebre il “grip di Vardon” in cui il mignolo della mano destra si sovrappone all’indice della sinistra, formando un tutt’uno, in modo da generare un colpo più potente . Nel tempo i golfisti più famosi hanno adottato grip diversi. Jack Nicklaus, che ha mani molto piccole, usava l’interlocking grip. Gene Sarazen teneva il pollice sinistro sollevato al manico. Vardon invece piegava il polso sinistro e lo manteneva in quella posizione per tutto lo swing, una tecnica che fu imitata negli anni venti da Bobby Jones, il quale tuttavia era più fluido e teneva le mani sempre in posizione avanzata rispetto alla pallina. Byron Nelson effettuava un take away in cui mani,braccia e spalle si spostavano in blocco con il braccio sinistro ben disteso; al momento dell’impatto effettuava poi un notevole lavoro di gambe. In seguito al successo che lo porto sulla cresta dell’onda negli anni quaranta (vinse undici tornei consecutivi nel 1945 per un totale di 18 eventi), molti imitarono il suo swing. Ben Hogan, autore di uno dei primi manuali sulla tecnica del golf, The modern fundamentals of golf, insisteva sull’importanza del “piano dello swing”: la mazza doveva muoversi entro una ruota ideale con il fulcro all’altezza delle spalle e la base nel punto d’appoggio della pallina. Con i giocatori come Ernie Els, lo swing si è modificato ulteriormente .Se in passato si insegnava che nello swing la testa del bastone doveva arrivare “sulla linea del bersaglio”, oggi ai giovani si dice di effettuare lo swing mirando la pallina.